#MotoE, Intervista esclusiva a Tommaso Marcon

#MotoE, Intervista esclusiva a Tommaso Marcon

Tommaso Marcon scenderà per la prima volta quest’anno in MotoE con il team Tech3 e siamo riusciti a scambiare due chiacchiere molto interessanti con lui in questa intervista

Tommaso Marcon ha ben figurato nel CEV nella passata stagione ed è carico per affrontare una nuova sfida. L’Italiano intraprenderà infatti una nuova sfida con Tech3 affrontando la Coppa del Mondo FIM Enel MotoE e nei test a Jerez ha già dimostrato di potere essere veloce pure essendo al debutto.

Marcon si è raccontato insieme a noi, parlando della difficile situazione imposta dal Covid-19 e del primo approccio alla MotoE, con alcuni spunti di riflessione davvero molto interessanti a riguardo!

Ciao Tommaso, prima di tutto come stai?

Sto bene, mi sono fatto male alla caviglia 20 giorni fa quindi sono un po’ bloccato negli allenamenti. Sto facendo molta riabilitazione, l’unica cosa che faccio è giocare basket perché mi piace un sacco. Ma tiro e basta, da fermo praticamente, è l’unica cosa che posso fare attualmente di attività. Mi sono fatto male durante i miei allenamenti perché ho appoggiato male il piede e mi sono storto una caviglia. Senza fisioterapista sto facendo da solo, è dura…

Prima di passare all’attualità, con il 2020 che non parte, volevo un tuo parere sull’annata precedente. Hai fatto il CEV, che non è andato male nonostante un inizio altalenante. Come giudichi il 2019?

È partita in modo molto altalenante perché all’inizio non ero molto concentrato, pensavo già al 2020 con il mio obiettivo del motomondiale. Dopo Barcellona ho trovato un miglior setup mentale e ad Aragon in gara 1 col bagnato ho fatto il miglior tempo, cosa per me importante perché mi sono finalmente sbloccato sull’acqua. In gara 2 eravamo apposto ma abbiamo avuto un problema che ci ha inseguito per tutto l’anno, legato alla centralina: quando si accendeva la moto si bruciava il logger, la parte che connette centralina e cruscotto, così facevo tutta la gara senza il cruscotto e non vedevo i giri, quindi può capitare di perdere 2-3 decimi ogni rettilineo sbagliando le cambiate. È un problema che abbiamo avuto 3 volte in gara l’anno scorso su 11 gare, non il massimo. A Jerez siamo riuscito a fare un altro piccolo passo avanti e ad Albacete sono tornato il vero “Tommy”: penso sia stata la gara più bella che ho fatto, in 10 giri ho fatto da 21esimo a terzo. Partivo quinto a un decimo dalla pole, ma c’è stato un incidente alla terza curva tra due piloti davanti a me, hanno dato bandiera rossa e mi hanno fatto ripartire 21esimo. Sono comunque arrivato sul podio, ho dato davvero tutto.

In MotoE sei in Tech3 con Hervè Poncharal insieme a Lukas Tulovic. Era nei tuoi piani fare anche la MotoE o qualcosa che è arrivato successivamente?

In realtà l’obiettivo era fare il mondiale Moto2. Come sai sono stati tolti 4 posti in griglia dal 2019 al 2020, e per chi doveva entrare dal CEV quei posti erano fondamentali. Di certo non vai a togliere piloti già affermati per dare spazio a chi fa il CEV. Quello era il mio obiettivo, ma quando ho capito che non ci sarebbe stata l’opportunità, dopo la gara di Valencia del motomondiale sono rimasto ai test e mi hanno detto che c’era Hervè (Poncharal) che cercava un pilota. Sono andato nell’hospitality di Red Bull e ho parlato con lui, ci siamo parlati penso per 3 minuti, mi ha detto “mi piaci ma devo parlare con molti piloti, ti farò sapere a giorni”. Dopo 15-20 giorni mi ha chiamato dicendo “ti prendo, quest’anno sei mio”, e io non ci ho capito più niente. È andata bene! Queste cose di solito le gestiva mio papà o chi mi gestiva a livello manageriale. Invece a Valencia ero da solo, mi sono improvvisato manager di me stesso!

A Jerez hai assaggiato la moto elettrica. Parliamo di un mondo nuovo, siamo al secondo anno, per molti è una realtà davvero nuova. Che impressioni hai avuto, che emozioni ti ha dato la MotoE?

Io penso che sia davvero una moto super divertente da guidare e anche super difficile. Passami il termine, per “difficile” intendo che se un pilota non ha fatto esperienze ad altissimo a livello, tipo CEV o motomondiale, fa fatica a guidare perché già a 4 secondi dal primo si cominciano a fare chilometri con la moto di traverso. E per chi non ha già fatto abbastanza chilometri ad un livello alto, e dunque non è abituato a stare così tanto con la moto di traverso… è una roba incredibile, finchè uno non lo prova non capisce. Per chi non ha avuto queste esperienze è più difficile secondo me, anche perché devi considerare che non ci sono vibrazioni, non c’è rumore e la connessione con la gomma dietro è molto difficile da trovare. La coppia viene erogata in modo totalmente diverso, il primo e l’ultimo 10% di acceleratore danno una botta molto più forte di quello che sta tra 10 e 90% dove è molto lineare.

È difficile da gestire, è difficilissimo anche frenare i 260 kg della moto. Il test è andato abbastanza bene, penso fossi l’unico che non guidava da novembre, dall’ultima gara del motomondiale del 2019, e l’ho pagato molto perché al primo turno mi sembrava di essermi dimenticato come si andava in moto. I turni nei test della MotoE durano mezz’ora ma la moto non fa più di 7-8 giri perché si scarica la batteria. La Michelin fornisce un treno di gomme nuove a turno, quindi ogni 7 giri hai un treno nuovo. Dunque gli altri piloti entravano e a metà turno mettevano la gomma nuova dopo 3 giri per scaldarsi, e negli ultimi 3 provavano il time attack. Al turno successivo uguale, entravi con la gomma con cui hai provato il tempo nel turno prima, poi a metà cambi e riprovi il time attack. Io ho dedicato i primi due giorni solo a prendere confidenza con la moto, senza cambiare la gomma, quindi facevo il tempo alla fine del turno ma con la gomma più usata.

L’ultimo giorno ho fatto anche io come loro, per vedere un po’ anche il cronometro abbassarsi. Fino al secondo turno del terzo giorno è andato tutto bene, a un certo punto ero a un secondo dal primo, era una buona progressione. L’ultimo turno invece, dove dovevo provare il time attack puro, abbiamo avuto un problema col bilanciamento delle gomme e non ho fatto neanche un giro. Fondamentalmente mi è mancato il turno, quello vero, perché ho fatto dentro e fuori dal box tutto il turno. Quando la gomma è sbilanciata, più la moto va veloce e più rotola male, quindi vibra tantissimo e sembra che la moto stia per esplodere. In generale penso che il feeling sia buono, sulla MotoE mi trovo bene. Davanti vanno forte ma non è una novità visti i nomi, sapevo bene a cosa andavo incontro. Potremo essere della partita.

Sono stati test particolari, arrivati in un mondo in cui cominciava il lockdown.

Alla fine del primo giorno c’è stata una riunione perché gli italiani volevano tutti tornare a casa. Si è deciso di restare, ma la nostra paura era che non ci facessero rientrare. Alla fine i più esperti del paddock hanno detto “ci pensiamo noi, alle brutte contattiamo la Farnesina”. Per fortuna ci hanno fatto rientrare a tutti quanti, ma le prime 2 ore quando ci è venuto quel dubbio eravamo tutti abbastanza “caldi”, perché non sapevamo se saremmo riusciti a toranre a casa o meno, la situazione era critica.

Immagino che il coronavirus sia stato il vostro argomento principale, al posto della moto.

Sì, in un periodo in cui molta gente lo considerava ancora un’influenza o un raffreddore, mentre in Italia le terapie intensive erano già piene. Nei paesi intorno all’Italia la gente era ancora disinformata, non c’erano casi registrati. Quindi ci guardavano come a dire “che problemi avete?”, e noi cercavamo di far capire che fosse una cosa seria. Gli uomini Dorna invece ci hanno sempre imposto il metro di distanza, nei box c’erano litri di gel igienizzante per le mani. Per Dorna era un problema già riconosciuto, si sono comportati in maniera perfetta. Per molti membri non italiani del paddock invece c’era disinformazione, ci guardavano ancora come alieni.

Dorna si sta impegnando molto, il campionato in qualche modo si farà. Che aspettative hai, sia per il CEV che per la MotoE, nel 2020?

Le mie previsioni non cambiano: io punto a vincere e stare davanti, ma tutti hanno questo obiettivo ovviamente. Sicuramente è più difficile di prima perché ci siamo giocati il secondo test a Jerez, ma se guardi la classifica – tranne Aegerter che è un veterano del motomondiale – tutti gli altri rookie stanno nella seconda metà di classifica. Questo perché è una moto talmente diversa che fa molta selezione tra chi l’ha già guidata e chi no. Quelli che hanno fatto il campionato già l’anno scorso al momento sono più veloci. Per il CEV Moto2 intanto vedremo quando ripartiremo e quante gare si faranno. 

Se dovessero coincidere gare nel nuovo calendario tra CEV Moto2 e MotoE, a chi daresti la priorità? O guarderesti le tue chance nelle rispettive classifiche prima di decidere?

È un ipotesi che non può verificarsi secondo me, perché sono entrambi campionati organizzati da Dorna, e loro non possono accavallare le date. Ci sono tanti tecnici e meccanici che lavorano sia al motomondiale che al CEV, quindi penso che non sia un’ipotesi fattibile.

Tanti piloti si stanno reinventando in quarantena, tu ad esempio stai tirando su un canale YouTube di successo.

Ti svelo un retroscena: io sono molto amico di Andrea Maurizio Gilardoni. Lui e il ragazzo che gli cura il marketing di Rendimento Etico, Giovanni Mercorillo, che è fortissimo, sono due fenomeni. La scorsa estate sono stato in vacanza 10 giorni da loro e mi hanno tartassato dicendomi di aprire un canale, che avrebbe funzionato. Io inizialmente dicevo che non avevo tempo per via delle moto… Dopodiché mi ha convinto, l’ho aperto, e il primo video che ho caricato, come prova, era un onboard. E poi mi sono detto “dai, adesso mi impegno” e la cosa sta crescendo. Sono in quarantena, mi aiuta a passare il tempo, sto girando ed editando tutto da un iPhone 8 Plus, ho un MacBook Pro del 2012 che non supporta i programmi di montaggio professionali, dunque mi sto attrezzando per avere delle attrezzature migliori.

Ti vedremo anche in veste gaming in futuro, visto il grande successo delle virtual race eSports?

Ti confesso che nella mia lista di cose da fare c’è un gameplay che voglio fare con la mia moto su MotoGP 20. L’unico problema è che quest’anno il gioco è uscito in anticipo e la MotoE non era ancora pronta e verrà introdotta con un aggiornamento, penso fra un mesetto. Quindi appena possibile farò questo video gameplay. Ci gioco da quando ho 4 anni e aspettavo prima o poi di poter usare me stesso nel videogame!

Che opinione hai sulle Virtual Race, parlando di Videogames?

Assolutamente positiva, ho anche commentato una di queste virtual race di F1 con Naska e Salvadori. Per quelle che stanno arrivando mi sto allenando, perché penso che prima o poi tutte le categorie faranno un po’ di virtual race. Sono più sul pezzo con le auto che con le moto, vado più forte con le quattro ruote. È più realistico con volante e pedali.

Facciamo un gioco: come ti vedi tra 5 anni?

Nel 2025 mi vedo… In MotoGP! Magari da rookie, ma mi vedo in MotoGP. Penso che tutti i piloti nella mia situazione avrebbero questa proiezione, anche perché se dovessi fare tutto questo solo con l’ambizione di fare numero in una classe minore, non avrebbe senso. Tutti questi sacrifici sono verticalizzati con l’obiettivo di arrivare un giorno nella classe regina. Molti hanno il sogno di farsi una famiglia e la casa in campagna, ognuno ha le sue priorità, il mio è invece quello di essere un pilota. Tutti gli sportivi di alto livello sono disposti a sacrificare tutto il resto, la priorità è il risultato.

Pierpaolo Franceschini

Fondatore di BibbiaGP e Blogelettrico. Amante delle competizioni che hanno un motore. Adoro scrivere, amo ciò che regala emozioni positive. Ah, sono anche curioso come una scimmia.

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